Negli Stati Uniti, il fotovoltaico sta assumendo un peso sempre più rilevante all’interno della strategia energetica nazionale: aumenta la capacità produttiva dei moduli solari e, parallelamente, cresce il ruolo delle batterie di accumulo nella gestione dell’energia prodotta da fonte rinnovabile.
La questione non riguarda più soltanto la produzione di elettricità, ma la possibilità di conservarla, distribuirla e utilizzarla in modo più efficiente nelle abitazioni, nelle reti elettriche e, dove le tecnologie lo consentono, anche attraverso le batterie delle auto elettriche.
È un’evoluzione che parte dagli USA, ma che finisce inevitabilmente per giungere fino alle nostre case. Ecco perché.
Negli USA cresce la produzione di pannelli e batterie
Secondo il Solar & Storage Supply Chain Dashboard di SEIA (Solar Energy Industries Association), aggiornato a giugno 2026, gli Stati Uniti dispongono oggi di 69,9 GW di capacità produttiva annua di moduli fotovoltaici già operativi.
È un salto particolarmente rilevante: prima degli incentivi fiscali federali introdotti nel 2022 per sostenere la produzione nazionale di tecnologie solari, infatti, gli USA disponevano di circa 8 GW l’anno di capacità produttiva di moduli fotovoltaici.
Questo non significa che la filiera americana sia già autonoma. Avere più fabbriche che assemblano pannelli non significa controllare l’intera produzione.
Difatti, anche se la capacità produttiva dei moduli continua ad aumentare, questa fase è solo l’ultima della filiera. Per realizzare i pannelli fotovoltaici servono componenti e lavorazioni precedenti – come polisilicio, lingotti, wafer, celle, vetro e cablaggi – che in parte arrivano ancora da altri Paesi.
Per questo, anche se la produzione americana di moduli cresce rapidamente, la filiera resta fortemente esposta alla dipendenza dall’estero. E a pesare ci sono anche le tensioni commerciali.
Nel 2025 il Dipartimento del Commercio USA ha concluso con esito positivo le indagini antidumping e antisussidi sulle celle fotovoltaiche importate da Cambogia, Malesia, Thailandia e Vietnam.
In sostanza, dopo che alcuni produttori americani hanno presentato richiesta di indagine nel 2024, il Dipartimento ha verificato se celle e moduli fotovoltaici fossero venduti negli Stati Uniti a prezzi considerati sleali o sostenuti da sussidi pubblici. L’indagine si è conclusa lo scorso anno con esito positivo, così Washington ha disposto l’applicazione di dazi su diverse importazioni.
Si punta in questo modo a proteggere la produzione americana, ma anche con il rischio di rendere più complessa e costosa la fornitura di componenti per il solare.
Le auto elettriche diventano batterie mobili?
Negli Stati Uniti la strategia sul fotovoltaico non si limita ad aumentare la produzione di pannelli. Si rivolge sempre più attenzione anche ai sistemi di accumulo, per conservare l’energia e impiegarla nei momenti di maggiore bisogno.
Oggi le batterie non servono solo ad immagazzinare l’energia prodotta. Diventano bensì dei veri e propri strumenti per gestire meglio l’energia in casa e, dove la rete lo permette, per contribuire alla stabilità del sistema elettrico.
Chiaramente non stiamo parlando di una nuova tecnologia. Anche in Italia le batterie domestiche abbinate agli impianti solari sono già una soluzione concreta per massimizzare l’autoconsumo.
La novità, nel caso americano, è il modo in cui l’accumulo viene collegato alla strategia energetica complessiva. Non solo batterie per conservare l’energia prodotta dai pannelli, ma dei sistemi pensati per dialogare con la rete e con le batterie delle auto elettriche.
Tesla, ad esempio, con la tecnologia Powershare, indica la possibilità di usare la batteria del Cybertruck, ovvero del pick-up elettrico di Tesla, per alimentare l’abitazione in caso di blackout o per supportare la rete nei momenti di maggiore domanda.
Con Powershare Grid Support, invece, l’energia extra nella batteria può essere impiegata come supporto alla rete locale e generare un ritorno economico per il proprietario.
Anche GM Energy lavora su soluzioni vehicle-to-home, cioè sistemi che permettono di impiegare l’energia contenuta nella batteria dell’auto elettrica per alimentare la casa in determinate situazioni.
L’innovativa batteria del Chevrolet Silverado EV Max Range del 2026, come quella del Cybertruck di Tesla, può contribuire ad alimentare una casa correttamente predisposta in caso di blackout.
Perché tutto ciò riguarda anche Europa e Italia
Quello che accade negli Stati Uniti interessa anche l’Europa e l’Italia. L’impianto fotovoltaico non è più soltanto una tecnologia per produrre energia pulita, ma una filiera ormai strategica, destinata a crescere sempre maggiormente. Pannelli, batterie, componenti e materie prime incidono sulla sicurezza energetica, sulla competitività industriale e sulla dipendenza da fornitori esteri.
Per questo, anche la Commissione europea, con il Net-Zero Industry Act (Regolamento sull’industria a zero emissioni), punta a rafforzare la produzione interna. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare entro il 2030 a produrre nell’Unione almeno il 40% del fabbisogno annuo di tecnologie pulite, tra cui fotovoltaico, batterie, accumulo e reti elettriche.
Con il Critical Raw Materials Act (Legge sulle materie prime critiche), inoltre, l’Unione europea punta a ridurre la dipendenza dall’estero per le materie prime considerate strategiche, cioè quei materiali necessari per produrre tecnologie e componenti legati alla transizione energetica.
Fotovoltaico e batterie di accumulo: incentivi in Italia
Fotovoltaico e accumulo diventeranno sempre più centrali nella gestione dell’energia domestica, e in Italia esistono già numerosi strumenti concreti per investire sull’autoconsumo.
Il Bonus Ristrutturazione consente ad esempio di detrarre parte delle spese sostenute per l’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. La detrazione è al 50% per la prima casa.
Per comunità energetiche e gruppi di autoconsumatori, invece, le agevolazioni del PNRR sono fruibili ora per tutti i Comuni sotto i 50.000 abitanti. Si tratta di contributi a fondo perduto per realizzare impianti rinnovabili e condividere l’energia prodotta tra cittadini, imprese ed enti dello stesso territorio.
Sono inoltre disponibili le seguenti misure:
- REN (Reddito Energetico Nazionale), contributo a fondo perduto per famiglie con basso reddito. Può coprire fino al 100% il costo dell’intervento entro i limiti previsti, pari a una quota fissa di 2.000 euro più 1.500 euro per ogni kW installato;
- Conto Termico 3.0, incentivo per interventi di efficienza energetica e produzione da rinnovabili. Può includere anche fotovoltaico e sistemi di accumulo, ma solo se abbinati alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con pompe di calore elettriche. L’agevolazione è pari al 20% del costo massimo ammissibile, con limiti di 1.050–1.500 €/kW per l’impianto fotovoltaico e 1.000 €/kWh per l’accumulo.
In conclusione
La direzione ormai è chiara. La vera sfida, oggi, è puntare su fotovoltaico e batterie come risorse per produrre, accumulare e sfruttare l’energia solare nel modo migliore.
Gli Stati Uniti stanno rafforzando sempre di più la propria filiera industriale e, allo stesso tempo, puntano ad integrare pannelli, batterie, rete elettrica e mobilità. L’Europa si muove nella stessa direzione.
Investire oggi nel fotovoltaico con accumulo significa prepararsi in tempo ad un cambiamento già in corso: gestione dell’energia domestica sempre più orientata all’autoconsumo, riduzione dei prelievi dalla rete e uso più intelligente dell’elettricità. E anche le auto elettriche in questo senso acquisiscono un ruolo sempre più importante.
È essenziale capire però che la vera transizione energetica non può limitarsi all’uso di una singola tecnologia. Dipende invece dalla capacità di far dialogare tra loro, nel modo più efficiente possibile, impianti rinnovabili, sistemi di accumulo, consumi domestici e infrastrutture di rete.
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