La Commissione europea ha cambiato rotta sul futuro delle caldaie a gas: il divieto di vendita dal 2029 esce di scena, ma resta l’obiettivo di ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili e, soprattutto, viene confermato lo stop agli incentivi pubblici per le caldaie tradizionali.
Questo significa in sostanza che potrai ancora installare una caldaia a gas nella tua abitazione, ma sarà praticamente impossibile farlo contando su detrazioni e contributi statali.
Caldaie a gas restano sul mercato: niente stop dal 2029
La nuova bozza di revisione del regolamento europeo “Ecodesign” (Reg. 813/2013) rivede in profondità l’impostazione di partenza che disponeva lo stop alla vendita delle caldaie a gas dal 2029.
Nella versione preliminare del 2023, infatti, era stato introdotto un nuovo criterio di efficienza particolarmente elevato, pari al 115%, che risulta irraggiungibile per tutti i tipi di caldaia a gas, e che avrebbe comportato inevitabilmente alla loro esclusione dal mercato.
Cosa significa criterio di efficienza al 115%?
In tema di riscaldamento, l’efficienza può superare il 100% quando è calcolata sul PCI (Potere Calorifico Inferiore) del combustibile.
Le caldaie a condensazione, che recuperano il calore del vapore acqueo nei fumi, possono arrivare intorno al 93-94%, mentre nessuna caldaia a gas oggi sul mercato può raggiungere il 115%.
Questo significa che, se la misura fosse stata confermata, nessuna caldaia a gas o a gasolio sarebbe risultata più conforme. Il valore richiesto infatti era tecnicamente raggiungibile solo da pompe di calore e sistemi completamente elettrici.
In pratica sarebbe stato, di fatto, uno stop indiretto alla vendita delle caldaie a gas, pur non dichiarandolo esplicitamente.
Ora quel limite viene eliminato e i nuovi parametri sono compatibili con le caldaie a condensazione e, in molti casi, anche con quelle tradizionali.
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Confermato divieto agli incentivi: quali eccezioni
Le caldaie a gas e a gasolio resteranno quindi sul mercato anche dopo il 2029, e potranno essere acquistate e utilizzate per riscaldare la propria abitazione. Ci sono però alcune novità.
La nuova bozza del Regolamento conferma infatti lo stop agli incentivi per le caldaie “standalone” alimentate da combustibili fossili (ovvero quelle a gas metano, a GPL e a gasolio), in linea con la direttiva sulle “case green” (EPBD), che punta a eliminarle totalmente entro il 2040.
I bonus statali resteranno dunque possibili solo in alcuni casi, e nello specifico per:
- Microgeneratori (anche a gas);
- Generatori a biomassa;
- Sistemi ibridi “factory made”, cioè impianti che uniscono in fabbrica una pompa di calore e una caldaia a condensazione.
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Nuove etichette e “case green”: cosa cambia per le famiglie
La bozza introduce anche una nuova etichetta energetica europea per gli apparecchi di riscaldamento. La scala sarà da A a G simile a quella degli elettrodomestici e degli edifici.
Le caldaie a gas e gasolio si collocherebbero in classe F, mentre solo i prodotti in classe B e C potranno accedere agli incentivi pubblici. La classe A, al momento, si “mantiene libera” per tecnologie future ancora più performanti.
Il tutto si intreccia con la direttiva “case green”, che ha vietato già dal 2025 agli Stati membri di incentivare le caldaie a combustibili fossili, e quindi a gas. La Commissione ha già aperto nei confronti dell’Italia la fase preliminare di una procedura di infrazione per il mancato stop ad alcune agevolazioni legate al Conto Termico.
Intanto, sul fronte pompe di calore, il settore lamenta un calo delle vendite e denuncia che l’incertezza normativa rischia di frenare gli investimenti e scoraggiare le famiglie proprio nel momento in cui bisognerebbe accelerare la transizione energetica.
Le pompe di calore restano però ad oggi la soluzione migliore per chi vuole ridurre i consumi, tagliare le bollette e rendere la propria casa più efficiente, oltre che maggiormente predisposta alle sfide energetiche che ci attendono nei prossimi anni.
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