Prima di occupare nuovo terreno con un impianto fotovoltaico, forse dovremmo farci una domanda molto semplice: quante superfici già utilizzate potrebbero produrre energia senza cambiare destinazione?
A Disneyland Paris la risposta è arrivata guardando un enorme parcheggio.
Circa 82.000 pannelli fotovoltaici sono stati installati sopra 11.200 posti auto, trasformando un’area destinata alle automobili in una grande centrale solare senza togliere al parcheggio la sua funzione originaria.
Sotto continuano a parcheggiare auto, camper e autobus. Sopra si produce elettricità.
Il progetto occupa circa 20 ettari di parcheggio, raggiunge una potenza di circa 36 MWp e può produrre intorno a 36 GWh di energia elettrica ogni anno, equivalenti a circa il 17% dei consumi elettrici del resort.
Ma forse il dato più interessante non è neppure questo.
Quelle superfici avevano già una funzione: erano il grande parcheggio visitatori di Disneyland Paris.
Il progetto fotovoltaico non ha sostituito quella funzione, ma gliene ha aggiunta una seconda: oggi nello stesso spazio si continuano a parcheggiare auto, camper e autobus, mentre sopra le pensiline si produce energia elettrica.
Ed è proprio qui che il progetto francese diventa interessante anche per l’Italia: utilizzare una superficie già destinata ad altro per produrre anche energia, senza dover dedicare esclusivamente al fotovoltaico quello spazio.
Ed è proprio qui che il progetto francese diventa interessante anche per l’Italia.
Centri commerciali, supermercati, aziende, hotel, concessionarie, strutture sportive e parcheggi pubblici dispongono spesso di migliaia di metri quadrati esposti al sole. Anche una casa può avere un posto auto o una pensilina che, in determinate condizioni, potrebbe diventare una piccola superficie produttiva.
Questo non significa però che installare pannelli fotovoltaici a terra sia sempre sbagliato.
Ci sono impianti a terra perfettamente razionali, aree degradate o poco utilizzabili, grandi progetti necessari alla produzione energetica e situazioni nelle quali una centrale a terra può essere tecnicamente ed economicamente la soluzione migliore.
Il punto è un altro: prima di utilizzare nuovo suolo, ha senso verificare quanto possiamo ottenere dalle superfici che abbiamo già trasformato.
Ed è probabilmente questa la lezione più interessante del parcheggio di Disneyland Paris.
Disneyland Paris: un parcheggio che produce energia
La centrale fotovoltaica realizzata insieme alla società francese Urbasolar è oggi completamente operativa.
Secondo i dati pubblicati da Urbasolar, l’impianto conta circa 82.000 moduli, copre 11.200 posti auto e sviluppa una potenza complessiva di circa 36,1 MWp. La produzione prevista è di circa 36 GWh all’anno.
Disneyland Paris indica inoltre una riduzione stimata delle emissioni di gas serra nell’area di Val d’Europe di circa 890 tonnellate di CO₂ all’anno.
Ma le pensiline non servono soltanto a produrre elettricità.
Proteggono le auto dal sole, dalla pioggia e dalla neve e contribuiscono a ridurre il surriscaldamento del grande parcheggio. Urbasolar cita esplicitamente anche la riduzione dell’effetto isola di calore tra gli effetti del progetto.
Nel parcheggio sono stati installati inoltre oltre 500 punti di ricarica per veicoli elettrici.
Energia, ombra, protezione delle auto e mobilità elettrica finiscono quindi sulla stessa superficie.
È molto diverso dal pensare al fotovoltaico come a qualcosa che deve necessariamente avere uno spazio dedicato.
Per chi sta valutando una soluzione di questo tipo abbiamo già approfondito il confronto tra le diverse possibilità nella guida Pannelli solari, meglio sul tetto o su una pensilina?.
Prima dei terreni, dovremmo guardare meglio i parcheggi?
Per molte aziende la domanda merita almeno una valutazione.
Pensiamo ai parcheggi di supermercati e centri commerciali, alle concessionarie, agli hotel, alle strutture ricettive, alle aziende con molti dipendenti oppure alle attività con flotte di veicoli.
Sono superfici che spesso rimangono esposte al sole per gran parte della giornata.
Una pensilina fotovoltaica può attribuire allo stesso spazio diverse funzioni: parcheggio, produzione energetica, ombreggiamento e potenzialmente ricarica dei veicoli elettrici.
C’è poi un altro aspetto importante.
Molte attività commerciali consumano una parte consistente dell’energia proprio durante le ore diurne, quando l’impianto fotovoltaico produce. In presenza di consumi adeguati, quindi, una parte dell’elettricità generata può essere utilizzata direttamente dall’azienda.
Il principio è semplice: invece di avere un parcheggio che svolge una sola funzione, si cerca di farne svolgere due o tre contemporaneamente.
Ed è un ragionamento completamente diverso dal cercare un terreno soltanto perché serve spazio per i pannelli.
Ma il fotovoltaico a terra non è il nemico
Qui serve equilibrio.
Trasformare ogni confronto in uno scontro tra fotovoltaico sui parcheggi e fotovoltaico a terra sarebbe una semplificazione.
L’Italia ha bisogno di molta nuova produzione rinnovabile e non tutti i fabbisogni energetici possono essere soddisfatti installando pannelli soltanto sui tetti o sopra le automobili.
Esistono aree industriali, terreni degradati, cave dismesse e altri siti dove un grande impianto può avere perfettamente senso. Esistono inoltre progetti nei quali caratteristiche della rete, dimensioni dell’impianto ed economia complessiva rendono più razionale una centrale a terra.
La domanda quindi non dovrebbe essere:
“Fotovoltaico a terra sì o no?”
Piuttosto:
“Per questo progetto specifico, abbiamo già valutato tutte le superfici disponibili prima di utilizzare nuovo suolo?”
Tetti, parcheggi, coperture industriali e superfici già impermeabilizzate possono in molti casi diventare la prima opzione da analizzare.
Non necessariamente l’unica.
Per un’azienda il parcheggio può diventare un’infrastruttura energetica
Il caso Disneyland è gigantesco, ma il principio può essere applicato anche su dimensioni molto più contenute.
Un supermercato potrebbe coprire soltanto una parte dei posti auto.
Un hotel potrebbe integrare produzione fotovoltaica e punti di ricarica.
Un’azienda potrebbe utilizzare le pensiline per alimentare i propri consumi diurni e successivamente valutare accumulo e mobilità elettrica.
Una concessionaria potrebbe trasformare l’area dove già espone o parcheggia le automobili in una superficie produttiva.
Naturalmente bisogna partire dai numeri: superficie disponibile, orientamento, ombre, consumi dell’attività, potenza installabile, connessione alla rete e costi della struttura.
Una grande superficie non significa automaticamente un buon investimento.
Ma significa che esiste una possibilità che merita di essere studiata.
E per una casa? Il principio non cambia
Anche nel residenziale una pensilina può essere interessante, soprattutto quando il tetto non è ideale oppure quando si vuole comunque realizzare una copertura per l’auto.
In quel caso il fotovoltaico aggiunge una seconda funzione alla struttura.
La situazione cambia molto, però, a seconda che la pensilina esista già oppure debba essere costruita.
Se esiste già, non basta verificare se fisicamente ci stanno i pannelli.
Occorre capire se la struttura può realmente sopportare i nuovi carichi e le sollecitazioni dovute a vento e neve. Devono essere valutati portata, stato dei materiali, fondazioni, ancoraggi e conformità della struttura esistente.
L’installatore fotovoltaico e il professionista che verifica o progetta la struttura svolgono inoltre ruoli diversi: non bisogna dare per scontato che una normale pensilina sia automaticamente adatta a diventare una pensilina fotovoltaica.
Se invece la copertura deve essere costruita da zero, il progetto può nascere direttamente pensando ai moduli fotovoltaici, agli orientamenti, ai carichi e al passaggio degli impianti.
Per approfondire questo aspetto puoi leggere anche la nostra guida sulla pensilina fotovoltaica: costi e vantaggi.
E i pannelli bifacciali?
Una pensilina può essere anche uno degli scenari nei quali vale la pena valutare con maggiore attenzione i moduli bifacciali.
Questi pannelli possono utilizzare non soltanto la radiazione che arriva sulla parte frontale, ma anche una parte della luce riflessa verso il retro.
In una pensilina aperta il lato posteriore del modulo può ricevere più luce rispetto a quanto avviene in molte installazioni tradizionali su tetto.
Il vantaggio, però, non va dato per scontato.
Altezza della pensilina, distanza tra i moduli, caratteristiche del terreno o della pavimentazione, ombre e geometria della struttura possono modificare molto il risultato.
La bifaccialità è quindi un’opportunità da valutare nel progetto, non una garanzia automatica di maggiore produzione.
Per capire come stanno evolvendo potenze, efficienze e tecnologie dei moduli puoi consultare anche Pannelli fotovoltaici ultima generazione 2026.
Rispondi a poche domande e scopri la soluzione più adatta tra fotovoltaico, accumulo e risparmio
Quando una pensilina fotovoltaica potrebbe non convenire
Neppure questa soluzione è universale.
Se un edificio dispone già di un grande tetto libero, ben orientato e strutturalmente adatto, installare lì i pannelli potrebbe essere più semplice ed economico.
Costruire da zero una costosa pensilina esclusivamente per ottenere qualche pannello in più può non avere senso.
Allo stesso modo bisogna valutare eventuali ombreggiamenti, vincoli urbanistici o paesaggistici, distanze, gestione delle acque meteoriche, collegamenti elettrici e costi delle opere strutturali.
Per un’azienda è fondamentale anche conoscere il profilo dei consumi.
Produrre moltissima energia nelle ore nelle quali l’attività ne utilizza poca può cambiare completamente l’economia del progetto rispetto a una struttura con elevato autoconsumo diurno.
Il parcheggio è quindi una possibilità, non una scorciatoia.
Disneyland Paris non è un modello da copiare: è un’idea da adattare
Probabilmente è questo il punto più utile dell’intero progetto.
Nessuna abitazione e quasi nessuna impresa italiana ha bisogno di coprire 11.200 posti auto con 82.000 pannelli.
Ma non è la dimensione a rendere interessante Disneyland Paris.
È il metodo.
Si parte da una superficie che esiste già.
Le si aggiunge la produzione di energia.
Nel frattempo si migliora il comfort di chi utilizza il parcheggio e si crea un’infrastruttura che può dialogare con la mobilità elettrica.
Prima di cercare nuovo spazio, si guarda meglio quello che c’è già.
Per molte case e soprattutto per molte aziende italiane potrebbe essere una domanda molto più concreta di quanto sembri.
E questo senza trasformare il fotovoltaico a terra nel problema.
Perché la vera sfida non è decidere che esiste un’unica superficie “giusta” sulla quale installare i pannelli.
È riuscire a utilizzare ogni superficie nel modo più intelligente possibile.