Bonus fotovoltaico Sardegna, domande aperte: contributo al 60% per le imprese agroalimentari

Impianto fotovoltaico su azienda agroalimentare in Sardegna interessata al contributo SRD13 del 60%

Se gestisci una cantina, un caseificio, un oleificio, un’impresa di trasformazione ortofrutticola o un’altra attività agroalimentare in Sardegna, questo è uno di quei bandi che vale la pena guardare con attenzione.

Dal 1° settembre 2026 sono infatti aperte le domande per SRD13 – Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Il bando può riconoscere un contributo a fondo perduto pari al 60% degli investimenti ammessi e comprende anche interventi per produrre energia rinnovabile destinata all’autoconsumo aziendale.

E qui entra in gioco il fotovoltaico.

Il testo ufficiale parla espressamente di energia solare senza utilizzo di suolo e le FAQ pubblicate dalla Regione arrivano a citare direttamente l’impianto fotovoltaico, chiarendo anche alcuni casi particolari.

Per alcune imprese potremmo quindi parlare non di un piccolo impianto, ma di installazioni da decine o centinaia di kW, progettate per alimentare celle frigorifere, pompe, linee di lavorazione, confezionamento, climatizzazione e altri consumi tipici dell’industria agroalimentare.

Vediamo però bene chi può partecipare, quanto si può ottenere e quali impianti fotovoltaici possono avere senso.

Tabella dei Contenuti

SRD13 Sardegna: chi può ottenere il contributo

Partiamo subito da una distinzione importante: non è un bando destinato indistintamente a tutte le aziende agricole.

I beneficiari sono le imprese che operano nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli dell’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, esclusi pesca e acquacoltura.

Il bando individua in particolare:

  • imprese delle industrie alimentari, ATECO 10;
  • imprese delle industrie delle bevande, ATECO 11;
  • imprese che operano nella trasformazione del sughero.

Sono invece escluse le aziende che svolgono esclusivamente attività di commercializzazione.

Tradotto nella realtà quotidiana, possono quindi diventare particolarmente interessanti realtà come cantine, caseifici, oleifici, stabilimenti per la lavorazione di frutta e ortaggi, cereali, carni e altre produzioni agroalimentari, naturalmente dopo aver verificato il codice ATECO e tutti gli altri requisiti previsti.

La Regione ha chiarito anche che un ATECO ammesso può essere secondario, purché corrisponda a un’attività reale, effettivamente svolta e collegata all’investimento.

C’è poi una condizione importante per le aziende che producono anche direttamente la materia prima agricola: per la linea o il processo oggetto dell’investimento, la materia prima acquistata o conferita da terzi deve rappresentare, in linea generale, più del 50% del totale.

È quindi essenziale verificare il proprio caso prima di considerare acquisito il diritto al contributo.

Quanto finanzia il bando: il 60% può cambiare molto i conti

SRD13 riconosce un contributo in conto capitale pari al 60% degli investimenti riconosciuti ammissibili.

Il volume minimo del progetto è di 20.000 euro, mentre il valore massimo dell’investimento per singolo progetto può raggiungere 6 milioni di euro.

Il bando ufficiale indica una dotazione finanziaria di 36 milioni di euro.

La Regione, nel comunicato con cui ha presentato la misura, ha parlato invece di circa 40 milioni di euro tra risorse europee e regionali. Per prudenza, quando parliamo delle risorse operative del bando prendiamo quindi come riferimento i 36 milioni riportati nel documento ufficiale.

Per capire il peso dell’agevolazione facciamo qualche esempio puramente indicativo:

Quanto può coprire il contributo del 60%?
Alcuni esempi pratici per capire l’incidenza dell’agevolazione sull’investimento ammesso.
Investimento ammesso Contributo massimo 60% Quota restante
100.000 € 60.000 € 40.000 €
300.000 € 180.000 € 120.000 €
500.000 € 300.000 € 200.000 €
1.000.000 € 600.000 € 400.000 €
Attenzione: gli importi sono esempi puramente indicativi. Il contributo effettivo dipende dalle spese riconosciute come ammissibili e dal rispetto di tutti i requisiti previsti dal bando SRD13.

Naturalmente questi esempi non significano che l’intero progetto debba essere composto dal fotovoltaico.

SRD13 può sostenere interventi molto più articolati: ammodernamento di strutture e impianti, macchinari, miglioramento dei processi produttivi, efficientamento energetico e idrico, software, trattamento delle acque e altre spese legate alla trasformazione e commercializzazione.

Il fotovoltaico può quindi essere una parte di un progetto aziendale più ampio.

Fotovoltaico per le imprese agroalimentari: cosa permette SRD13

L’aspetto che ci interessa maggiormente è contenuto nell’Azione 2 del bando.

Sono ammissibili gli investimenti per la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili limitatamente all’autoconsumo aziendale.

Tra le fonti indicate compare espressamente l’energia solare, con la condizione che non venga utilizzato nuovo suolo.

Questo significa che il progetto fotovoltaico deve essere pensato soprattutto per alimentare i consumi dell’impresa, non per realizzare una centrale finalizzata principalmente alla vendita dell’energia.

È una logica particolarmente interessante per molte aziende agroalimentari.

Pensiamo a un caseificio che durante il giorno mantiene in funzione refrigerazione, pompe e linee di lavorazione. Oppure a una cantina che utilizza energia per controllo della temperatura, imbottigliamento e movimentazione.

In questi casi una buona parte della produzione solare può coincidere proprio con le ore in cui lo stabilimento assorbe energia.

È il principio dell’autoconsumo fotovoltaico: più energia prodotta viene utilizzata direttamente, meno energia deve essere acquistata dalla rete.

Ed è proprio per questo che, nel C&I, dimensionare bene l’impianto conta spesso più che installare semplicemente il maggior numero possibile di pannelli.

Da 50 a 500 kW? Dipende dai consumi reali dell’azienda

SRD13 pone un limite importante: la produzione da fonti rinnovabili deve essere commisurata al fabbisogno energetico complessivo dell’impresa.

Per gli impianti elettrici è inoltre stabilita una capacità produttiva massima di 1 MWe.

Questo non significa che ogni impresa possa installare automaticamente un impianto da 1 MW.

Immaginiamo tre situazioni molto diverse.

Una piccola attività di trasformazione potrebbe scoprire, dopo aver analizzato le bollette e i profili di consumo, che un impianto nell’ordine di 30-60 kWp è già coerente con il proprio fabbisogno.

Un caseificio, una cantina o un’azienda alimentare più strutturata potrebbe invece avere consumi sufficienti per giustificare 100, 200 o 300 kWp.

Un grande stabilimento agroindustriale, con importanti consumi diurni, potrebbe arrivare a diverse centinaia di kWp e avvicinarsi al limite previsto dal bando.

Sono solo esempi: la potenza reale deve nascere dall’analisi di consumi annuali, curve di carico, orari di attività, superfici disponibili e possibili evoluzioni future dello stabilimento.

Anche la scelta dei moduli può cambiare molto quando si lavora su grandi superfici.

Abbiamo approfondito le differenze tra le principali tecnologie dei pannelli fotovoltaici più recenti: in un impianto industriale, efficienza, degrado nel tempo, garanzie e produzione per metro quadrato possono avere un peso economico significativo.

Se l’azienda ha già il fotovoltaico può partecipare?

Anche questo è stato chiarito nelle FAQ pubblicate ad agosto.

La presenza di un impianto rinnovabile già esistente non impedisce automaticamente di realizzarne un altro.

Bisogna però dimostrare che rimane un fabbisogno energetico effettivo da coprire.

Se gli impianti esistenti sono già sufficienti a soddisfare i consumi dell’azienda, un nuovo impianto potrebbe essere considerato sovradimensionato e quindi non ammissibile.

È un passaggio molto interessante per aziende che hanno installato fotovoltaico diversi anni fa e che nel frattempo hanno aumentato produzione, macchinari o consumi.

La logica rimane sempre la stessa: l’incentivo finanzia un investimento energetico funzionale all’attività aziendale.

È possibile anche l’autoconsumo a distanza

Le FAQ introducono un’altra possibilità interessante.

La Regione ha risposto espressamente alla domanda relativa a un impianto fotovoltaico in configurazione di autoconsumo individuale a distanza, nel quale la produzione avviene in un sito e viene attribuita ai consumi di altri stabilimenti appartenenti alla stessa impresa.

In linea generale la configurazione può essere valutata, purché l’energia sia riferibile alla stessa impresa beneficiaria, l’impianto sia correttamente dimensionato e siano rispettate le regole tecniche applicabili.

La verifica finale spetta comunque ad ARGEA.

Per un’impresa con più unità produttive questa possibilità può diventare particolarmente utile, soprattutto quando lo stabilimento con i maggiori consumi non dispone della superficie migliore per installare il fotovoltaico.

E le batterie di accumulo?

Qui preferiamo mantenere un approccio prudente.

In un precedente incentivo della Regione Sardegna dedicato alle imprese i sistemi di accumulo erano espressamente previsti insieme al fotovoltaico.

Nel caso di SRD13, invece, il bando e le FAQ che abbiamo verificato parlano in modo chiaro di impianti rinnovabili, autoconsumo ed energia solare, ma non individuano altrettanto esplicitamente le batterie come voce autonoma finanziabile.

Per questo motivo non considereremmo automaticamente l’accumulo ammissibile senza una verifica preventiva con ARGEA e con chi segue la pratica.

Il fotovoltaico, al contrario, è ormai chiaramente riconoscibile nella documentazione ufficiale.

Come si presenta la domanda SRD13

Le domande possono essere presentate dal 1° al 30 settembre 2026 attraverso il sistema informativo dell’organismo pagatore ARGEA Sardegna.

La pagina ufficiale del bando SRD13 della Regione Sardegna raccoglie bando, allegati e FAQ aggiornate.

Non si tratta di un semplice click day.

La misura funziona a graduatoria.

Per poter essere finanziata, la domanda deve raggiungere almeno 3 punti complessivi e rispondere ad almeno due criteri di selezione.

Il progetto che include impianti per la produzione di energia rinnovabile destinata all’autoconsumo riceve 1 punto specifico.

Alcuni comparti partono inoltre avvantaggiati:

  • ovicaprino, ortofrutta e vitivinicolo: 3 punti;
  • bovino, suinicolo, olivicolo e cerealicolo: 2 punti.

Questo significa che non basta essere tecnicamente ammissibili: bisogna anche capire come si posiziona il progetto nella graduatoria.

Prima della presentazione della domanda deve essere costituito o aggiornato il fascicolo aziendale presso un Centro Autorizzato di Assistenza Agricola (CAA).

Il CAA rappresenta il riferimento per la gestione del fascicolo aziendale e può assistere l’impresa negli adempimenti telematici previsti. Questo ruolo va però distinto dall’eventuale supporto specialistico necessario per verificare l’ammissibilità dell’investimento, strutturare il progetto e seguirne il percorso per l’ottenimento dell’agevolazione.

ARGEA prevede di approvare la graduatoria unica regionale entro 30 giorni dalla chiusura del bando.

Le aziende collocate in posizione utile avranno poi 60 giorni dalla pubblicazione della graduatoria per trasmettere il progetto di dettaglio, comprensivo di business plan, documentazione tecnica, preventivi e progettazione redatta da un professionista abilitato.

È possibile ottenere anche un anticipo del contributo

C’è un ultimo aspetto che può essere importante quando l’investimento diventa consistente.

Dopo la concessione del sostegno e l’avvio dei lavori, il beneficiario può chiedere un’anticipazione fino al 50% del contributo concesso.

L’anticipo richiede però una garanzia bancaria o equivalente pari al 100% della somma anticipata.

È inoltre previsto un meccanismo di pagamento tramite stato di avanzamento dei lavori.

Per un progetto da diverse centinaia di migliaia di euro è un elemento da inserire fin dall’inizio nella pianificazione finanziaria.

Prima il bando o prima il fotovoltaico? In realtà servono entrambi

Con incentivi di questo tipo è facile concentrarsi soltanto sulla percentuale: 60% a fondo perduto suona molto bene.

Ma un progetto valido deve funzionare da entrambi i lati.

Da una parte bisogna capire se l’impresa possiede davvero i requisiti del bando, quale punteggio può ottenere, quali costi sono ammissibili e come deve essere costruita la domanda.

Dall’altra bisogna progettare un impianto fotovoltaico coerente con consumi, superfici e attività produttiva.

Per questo non partirei dalla domanda “quanti pannelli possiamo installare?”, ma da tre dati: quanto consumiamo, quando consumiamo e dove possiamo produrre energia.

Nel nostro approfondimento sugli incentivi fotovoltaico disponibili nel 2026 abbiamo visto quanto le opportunità possano cambiare in base al tipo di impresa e al territorio.

SRD13 è un esempio perfetto: la platea è più ristretta rispetto ad altri bandi, ma per chi rientra potrebbe diventare un’opportunità molto importante.

Se hai un’attività in Sardegna e vuoi capire se il tuo progetto può rientrare nell’agevolazione, quale impianto fotovoltaico potrebbe essere adatto e come strutturare correttamente il percorso per accedere al contributo, puoi partire da qui:

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Con la scadenza fissata al 30 settembre 2026, il punto non è correre a presentare una domanda qualsiasi.

È arrivare alla scadenza con un investimento che abbia senso tecnicamente e che sia costruito correttamente anche dal punto di vista del bando.

Fonti ufficiali

Bando SRD13 – Regione Autonoma della Sardegna

FAQ SRD13 aggiornate al 12 agosto 2026

Bando completo SRD13

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Luigi Schirru
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Dal 2007 mi occupo di fotovoltaico, unendo esperienza tecnica e passione per l’innovazione. In questi anni ho collaborato con realtà di primo piano come SunPower, E.ON ed Enel Green Power, mettendo sempre al centro la diffusione di soluzioni affidabili e convenienti per chi sceglie l’energia solare.

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