Pompe di calore, l’UE apre a nuovi aiuti: cosa può cambiare per le famiglie

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L’Unione europea amplia i margini di intervento degli Stati per sostenere gli investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, e tra le tecnologie interessate ci sono anche le pompe di calore.

La nota della Commissione europea diffusa il 18 agosto chiarisce quali misure energetiche potranno beneficiare della maggiore flessibilità prevista dal Patto di stabilità.

Non si tratta di un nuovo incentivo diretto per le famiglie, ma di maggiori possibilità per i governi di finanziare politiche per l’elettrificazione e l’efficienza energetica.

Tabella dei Contenuti

Transizione energetica: più spazio agli Stati

La principale novità relativa alla Nota del 18 agosto riguarda la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, che consente una deviazione temporanea dal percorso di spesa previsto dalle regole fiscali europee.

La Commissione ha indicato tra gli interventi compatibili gli investimenti nelle fonti rinnovabili e nelle reti elettriche, ma anche gli aiuti a famiglie e imprese che riducono concretamente l’utilizzo di combustibili fossili.

Tra gli esempi esplicitamente indicati figurano la sostituzione degli impianti alimentati a gas o gasolio con pompe di calore, oltre a fotovoltaico, batterie di accumulo, efficienza energetica e infrastrutture domestiche per la ricarica dei veicoli elettrici. Nella categoria degli investimenti energetici sono contemplate anche le centrali nucleari.

Il margine concesso agli Stati, però, è soggetto a limiti precisi: ogni Paese potrà discostarsi dal percorso di spesa previsto dalle regole europee per un importo massimo pari allo 0,3% del PIL in un singolo anno. Nell’arco complessivo di tre anni, la deviazione non potrà comunque superare lo 0,6% del PIL.

In pratica, Bruxelles concede più margine per finanziare interventi legati alla sicurezza e alla transizione energetica, mantenendo però dei limiti per evitare un eccessivo aumento della spesa pubblica.

Pompe di calore: incentivi disponibili nel 2026

Per chi valuta oggi l’installazione di una pompa di calore può già contare, nel 2026, su strumenti di sostegno particolarmente rilevanti, senza dover attendere necessariamente eventuali nuove misure legate all’iniziativa europea.

Tra questi rientra il Conto Termico 3.0, che riconosce incentivi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con sistemi più efficienti, comprese le pompe di calore, nel rispetto dei requisiti tecnici e dei massimali previsti dal GSE.

Resta inoltre disponibile l’Ecobonus, che per le spese sostenute nel 2026 prevede una detrazione ordinaria del 36%, elevabile al 50% per gli interventi effettuati sull’abitazione principale, quando ricorrono le condizioni previste.

Anche in questo caso, l’agevolazione per le pompe di calore è collegata alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento esistente con una soluzione ad alta efficienza.

Un’ulteriore possibilità è rappresentata dal Bonus Casa, o Bonus ristrutturazione, che può comprendere anche l’installazione di pompe di calore a determinate condizioni. La detrazione anche qui è pari al 50% per l’abitazione principale e al 36% negli altri casi.

Ecobonus e Bonus Casa rappresentano agevolazioni alternative sulla stessa spesa: non è quindi possibile cumularle per il medesimo intervento.

Perché il mercato resta favorevole

Il contesto attuale appare favorevole per l’installazione delle pompe di calore anche dal punto di vista del mercato.

Dopo il forte aumento della capacità produttiva registrato in Europa negli anni successivi alla crisi energetica del 2022, il settore delle pompe di calore ha attraversato una fase di rallentamento della domanda che ha lasciato una parte degli impianti produttivi sottoutilizzata e contribuito alla formazione di scorte.

Secondo l’European Heat Pump Association, nel 2025 le vendite sono tornate a crescere, raggiungendo circa 2,9 milioni di unità in Europa, di cui oltre 420 mila in Italia.

Questa situazione suggerisce che l’aumento degli incentivi e delle misure di sostegno può essere assorbito da un mercato che dispone già di una capacità produttiva significativa, riducendo il rischio di forti tensioni sull’offerta e favorendo una maggiore concorrenza sui prezzi.

La convenienza dell’investimento resta comunque legata alle caratteristiche dell’edificio, ai consumi e all’impianto esistente. Il segnale europeo, però, è netto: elettrificazione del riscaldamento, efficienza energetica e riduzione dei combustibili fossili resteranno delle priorità strategiche anche nei prossimi anni.

Puntare su tecnologie rinnovabili ed efficienti significa dunque investire in soluzioni sempre più centrali nelle politiche energetiche europee, ma significa anche mettere in atto la migliore strategia per ridurre i consumi di energia fossile, contenere i costi nel lungo periodo e rendere gli edifici più efficienti, autonomi e sostenibili.


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Luigi Schirru
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Dal 2007 mi occupo di fotovoltaico, unendo esperienza tecnica e passione per l’innovazione. In questi anni ho collaborato con realtà di primo piano come SunPower, E.ON ed Enel Green Power, mettendo sempre al centro la diffusione di soluzioni affidabili e convenienti per chi sceglie l’energia solare.

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