Da oggi, venerdì 4 settembre 2026, imprese e professionisti dell’Umbria possono presentare domanda per il nuovo Bando Fonti Rinnovabili 2026, una misura da 17 milioni di euro, che potranno salire fino a 20 milioni, destinata a sostenere soprattutto la realizzazione di impianti fotovoltaici per l’autoconsumo e sistemi di accumulo.
L’aspetto più interessante è il meccanismo dell’agevolazione. Non siamo davanti al classico contributo a fondo perduto erogato direttamente su una percentuale della spesa. La Regione, attraverso Gepafin, mette invece a disposizione un finanziamento agevolato all’1% e, dopo la realizzazione e la corretta rendicontazione dell’investimento, può riconoscere una remissione di una parte del debito, che in alcuni casi può arrivare fino al 50%.
Cerchiamo di capire cosa significa concretamente.
Come funziona il bando fotovoltaico Umbria 2026
Il nuovo Avviso Fonti Rinnovabili 2026 rientra nel PR FESR Umbria 2021-2027 ed è gestito da Gepafin.
Possono partecipare micro, piccole, medie e grandi imprese, ma anche liberi professionisti e lavoratori autonomi titolari di partita IVA, purché l’investimento venga realizzato presso un’unità produttiva o una sede dell’attività situata in Umbria.
L’obiettivo è sostenere l’autoproduzione di energia elettrica destinata prevalentemente all’autoconsumo dell’attività.
Sono ammessi:
- nuovi impianti fotovoltaici;
- fotovoltaico abbinato a sistemi di accumulo;
- sistemi di accumulo installati anche su impianti fotovoltaici già esistenti e in esercizio.
La documentazione completa è disponibile nella pagina ufficiale del Bando Fonti Rinnovabili 2026 di Gepafin.
Finanziamento all’1%: quanto può coprire
Per un impianto fotovoltaico, il finanziamento agevolato può coprire:
Per i sistemi di accumulo le percentuali sono invece dell’80% per professionisti, autonomi, micro e piccole imprese, del 60% per le medie e del 50% per le grandi imprese.
Il finanziamento ha un tasso dell’1% e una durata complessiva di 84 mesi, composta da 12 mesi di preammortamento e 72 mesi di ammortamento, con rate semestrali. In termini semplici, il preammortamento è il periodo iniziale che precede il normale piano di rimborso del capitale.
Ma è soprattutto ciò che può succedere successivamente a rendere particolare questo bando.
Cosa significa “remissione del debito fino al 50%”
La remissione del debito significa che una parte del capitale finanziato può non dover più essere restituita.
Non va però confusa con un normale contributo a fondo perduto riconosciuto immediatamente: la remissione viene determinata dopo che l’investimento è stato realizzato e rendicontato e deve rispettare anche le intensità massime di aiuto previste dalle norme europee. Per questo motivo il 50% rappresenta un valore massimo e non deve essere considerato automatico.
Quando professionisti, autonomi, micro, piccole e medie imprese ottengono l’agevolazione, la remissione può arrivare fino al 50% del debito contratto. Per le grandi imprese può arrivare invece fino al 40%.
Facciamo un esempio con un impianto da 100.000 euro
Immaginiamo, esclusivamente per rendere più semplice il funzionamento del bando, una piccola impresa che debba realizzare un impianto fotovoltaico con 100.000 euro di investimento ammesso.
Il finanziamento agevolato potrebbe arrivare all’80%, quindi:
100.000 € di investimento → 80.000 € finanziati all’1%
L’impresa dovrebbe quindi coprire con proprie risorse la parte restante dell’investimento.
Se, dopo la realizzazione e la rendicontazione, venisse riconosciuta anche la remissione massima del 50% del debito, su 80.000 euro finanziati potrebbero essere rimessi fino a:
40.000 euro.
Il capitale residuo da restituire diventerebbe quindi, nell’esempio, 40.000 euro, secondo il piano di finanziamento previsto.
È però fondamentale considerarlo soltanto un esempio illustrativo. La percentuale effettiva di finanziamento e quella di remissione dipendono dalla tipologia di beneficiario, dall’investimento, dall’istruttoria, dalle condizioni dell’Avviso e dai limiti previsti dalla normativa sugli aiuti di Stato.
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Da 25.000 a 350.000 euro di spesa per PMI e professionisti
Il bando parte da investimenti di una certa consistenza.
La spesa minima ammissibile è di 25.000 euro.
Per professionisti, lavoratori autonomi, micro, piccole e medie imprese la spesa massima ammissibile arriva a 350.000 euro, mentre per le grandi imprese può arrivare a 700.000 euro.
Un investimento superiore ai massimali può comunque essere ammesso, ma la parte eccedente non viene finanziata.
Più spazio anche alle Comunità Energetiche
Il bando introduce inoltre una maggiorazione interessante per chi partecipa o intende partecipare a una Comunità Energetica Rinnovabile (CER).
In questi casi la percentuale del finanziamento agevolato può essere incrementata di 5 punti percentuali, sempre nel rispetto dei massimali previsti dalla disciplina degli aiuti. La partecipazione a una CER attribuisce inoltre una specifica premialità nella valutazione del progetto.
Si conferma così un orientamento sempre più evidente: per un’impresa, produrre energia non significa necessariamente limitarsi all’autoconsumo individuale, ma può diventare parte di configurazioni energetiche più ampie.
Domande dal 4 settembre: attenzione alla procedura a sportello
Le domande possono essere presentate dalle ore 12:00 del 4 settembre 2026 fino alle ore 12:00 del 31 dicembre 2026, salvo eventuali modifiche o proroghe.
Non viene formata una classica graduatoria nella quale chi ottiene più punti supera gli altri. Si tratta invece di una procedura valutativa a sportello: le pratiche vengono avviate all’istruttoria seguendo l’ordine cronologico di presentazione e, se superano i requisiti previsti, vengono ammesse nei limiti delle risorse disponibili.
Per essere ammissibile il progetto deve raggiungere almeno 30 punti. Gepafin effettua inoltre una valutazione del merito creditizio, cioè verifica che il soggetto che richiede il finanziamento abbia una situazione economico-finanziaria compatibile con il rimborso della parte di debito che rimarrà a suo carico.
È quindi opportuno non limitarsi alla progettazione dell’impianto: per affrontare correttamente il bando vanno valutati insieme aspetti tecnici, amministrativi e finanziari.
In Umbria parte anche il bando per l’efficienza energetica
Il 4 settembre apre contemporaneamente anche Efficienza Energetica 2026, un secondo Avviso da 8 milioni di euro.
In questo caso l’obiettivo non è finanziare direttamente il fotovoltaico, ma ridurre i consumi energetici delle unità produttive attraverso interventi sugli impianti, sui macchinari, sulle attrezzature e sugli immobili aziendali.
Anche questo strumento utilizza un finanziamento all’1%, con una possibile remissione del debito fino al 50% dopo la realizzazione e la rendicontazione dell’intervento.
È possibile consultare la scheda ufficiale del Bando Efficienza Energetica 2026.
Complessivamente la Regione Umbria ha quindi destinato oltre 25 milioni di euro alle due misure dedicate a fonti rinnovabili ed efficientamento del sistema produttivo.
Prima di presentare la domanda conviene valutare bene progetto e bando
Un incentivo di questo tipo può rendere molto più interessante l’investimento in un impianto fotovoltaico aziendale, ma non significa che qualsiasi progetto possa automaticamente ottenere l’80% di finanziamento e il 50% di remissione.
Occorre verificare la dimensione dell’impresa, i consumi dell’attività, la potenza realmente ammissibile dell’impianto, le spese, il punteggio ottenibile, la situazione finanziaria del richiedente e tutta la documentazione richiesta dal bando.
Per questo motivo, soprattutto quando l’investimento diventa importante, può essere utile affidarsi a professionisti e aziende specializzate, capaci di valutare insieme la progettazione dell’impianto e le condizioni dell’agevolazione.
L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “entrare nel bando”, ma costruire un investimento fotovoltaico realmente sostenibile per l’azienda, utilizzando al meglio le opportunità messe a disposizione.