In tema di sicurezza antincendio del tuo impianto fotovoltaico, un elemento chiave che devi conoscere è la classe di reazione al fuoco dei pannelli solari.
Tale caratteristica indica in sostanza quanto un modulo può contribuire o resistere alla propagazione delle fiamme, e conoscerne la classificazione corretta è un’informazione fondamentale per chiunque possieda o intenda installare i pannelli fotovoltaici.
Vediamo di seguito tutto quello che devi sapere sulla classe di reazione al fuoco.
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Classe di reazione al fuoco: cos’è e perché è importante
La classe di reazione al fuoco misura quanto un materiale – come i pannelli solari in questo caso – sia in grado di contribuire oppure resistere alle fiamme.
Viene calcolata in base a specifici fattori, come:
- Infiammabilità;
- Propagazione delle fiamme;
- Gocciolamento;
- Fumo o calore emesso.
Si tratta di una valutazione essenziale che ti permette di sapere come il modulo fotovoltaico si comporterà in caso di incendio, e quanto potrà incidere sulla sicurezza della tua abitazione.
Conoscere la classe di reazione al fuoco ti aiuta non solo a scegliere pannelli più affidabili, ma anche a garantire che l’impianto rispetti i requisiti di legge e sia compatibile con la tipologia di copertura del tetto su cui verrà installato.
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Principali classi e misurazioni rilevanti per il fotovoltaico
In Italia, la classe di reazione al fuoco è disciplinata dalla norma UNI 9177:2008, che dispone per i materiali una classe di comportamento tra:
- Classe 1 (più sicura, con minore contributo all’incendio);
- Classe 2 (meno performante, più infiammabile).
Tale classificazione è ancora oggi il riferimento principale, soprattutto per valutare la sicurezza dei moduli installati in edifici civili.
Per i tetti, però, entra in gioco anche la normativa europea UNI EN 13501-5:2016, che impone una valutazione relativa alla copertura nel suo insieme, e serve a capire se la struttura è capace di ostacolare la propagazione delle fiamme provenienti dall’esterno.
In questo caso, la classificazione prevede l’assegnazione delle sigle:
- Broof (la migliore, più resistente al fuoco);
- Froof (senza prestazioni dichiarate, meno resistente al fuoco).
Con la recentissima nota n. 14030 del 1° settembre 2025, inoltre, i Vigili del Fuoco hanno aggiornato le linee guida di prevenzione incendi per gli impianti fotovoltaici.
Una delle principali novità riguarda proprio la classe di reazione al fuoco dei pannelli: oggi è richiesto che raggiungano almeno la classe “E”, secondo la norma UNI EN 13501-1:2019, con assegnazione che avviene tramite il test di piccola fiamma, ai sensi della norma UNI EN ISO 11925-2:2020.
In pratica, si verifica come reagisce il modulo se sottoposto ad una fiamma diretta di piccole dimensioni, per accertarne la resistenza minima.
In alternativa, si possono seguire anche le specifiche tecniche di cui alla norma CEI TS 82-89, che anche in questo caso non valuta solo il singolo modulo, ma il sistema completo pannello + copertura, e permette di avere un’analisi più realistica di come il tuo tetto reagisce al fuoco nel suo insieme.
L’importanza del sistema completo e del contesto di posa
Conoscere la classe di reazione al fuoco serve quindi a valutare la sicurezza antincendio dei pannelli del tuo impianto fotovoltaico, ma è bene sapere che il rischio dipende dall’intero sistema.
Bisogna verificare in particolare il tipo di tetto (tegole, lamiera, guaine bituminose), la presenza di materiali isolanti più o meno infiammabili e il modo in cui i moduli vengono fissati alla copertura.
Ad esempio, un pannello con buone prestazioni di reazione al fuoco montato sopra un tetto con isolante combustibile può comunque comportare rischi notevoli. Al contrario, un tetto con materiali incombustibili, come laterizio o calcestruzzo, riduce notevolmente la possibilità che un principio di incendio si possa propagare.
In molti casi, al fine di incrementare il livello di sicurezza, si opta per l’inserimento di strati protettivi incombustibili sotto i pannelli, oppure di sistemi di montaggio che garantiscano maggiore ventilazione, in modo da ridurre l’accumulo di calore e la possibilità che il fuoco attecchisca.
Anche la corretta posa dei cavi e la manutenzione periodica sono aspetti decisivi per prevenire fenomeni di surriscaldamento o cortocircuiti che potrebbero innescare un incendio.