Negli ultimi anni i prezzi dei pannelli fotovoltaici sono scesi molto, grazie soprattutto alla fortissima capacità produttiva cinese e a una competizione sempre più spinta lungo tutta la filiera. Oggi, però, c’è una variabile internazionale che merita attenzione: la tensione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi energetici più delicati al mondo.
Dire che i prezzi dei moduli saliranno sicuramente sarebbe troppo netto. Dire però che il rischio di rialzo esiste è una valutazione prudente. Perché quando si inceppa o si complica un nodo strategico come Hormuz, gli effetti possono allargarsi ben oltre il petrolio e arrivare anche ai costi energetici, ai trasporti marittimi e alla logistica internazionale. UNCTAD (agenzia ONU su commercio e sviluppo) lo ha segnalato chiaramente nelle sue analisi più recenti.
Perché lo Stretto di Hormuz può contare anche per il fotovoltaico
È uno snodo chiave per il petrolio mondiale
Secondo l’International Energy Agency, nel 2025 attraverso lo Stretto di Hormuz sono transitati circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi. Di questi, quasi 15 milioni di barili al giorno erano greggio, pari a circa il 34% del commercio mondiale di greggio via mare. L’IEA segnala anche che circa l’80% dei flussi che passano da lì è destinato all’Asia e che Cina e India insieme hanno ricevuto il 44% del greggio transitato attraverso lo Stretto.
Questo aspetto conta anche per il fotovoltaico, perché la Cina non è soltanto uno dei grandi destinatari di quei flussi energetici, ma è anche il vero baricentro della manifattura solare mondiale. Se i costi energetici o logistici aumentano in quel contesto, è plausibile che almeno una parte della pressione si trasferisca lungo la filiera.
Il ruolo della Cina nella filiera dei moduli
La produzione resta fortemente concentrata lì.
Quando si parla di pannelli fotovoltaici, il peso della Cina è ancora enorme. L’IEA ricorda che il Paese concentra oltre l’80% della capacità produttiva globale nelle principali fasi della supply chain solare, dal polisilicio ai moduli. Questo significa che il mercato internazionale resta molto esposto a ciò che succede sul fronte energetico, industriale e logistico cinese.
In altre parole, se aumentano i costi per produrre e spedire dalla Cina verso l’Europa, non è irragionevole aspettarsi conseguenze anche sui prezzi dei moduli disponibili sul mercato italiano. Non si tratta di una certezza matematica, ma di uno scenario credibile che merita attenzione.
Trasporto marittimo: non è tutto, ma può pesare
La maggior parte dei moduli destinati all’Europa arriva via mare. È giusto chiarire una cosa: il trasporto non è l’unico fattore che determina il prezzo finale di un pannello. Però in una fase tesa può contribuire al rialzo, soprattutto se aumentano nello stesso momento carburanti, premi assicurativi e costi di rischio. UNCTAD ha collegato proprio le recenti tensioni nell’area di Hormuz a rischi più alti per spedizioni, energia e catene globali di approvvigionamento.
Anche Drewry (società di analisi marittima), nel suo aggiornamento del 2 aprile 2026, ha indicato la tratta Shanghai–Genoa a 3.529 dollari per container da 40 piedi, con un aumento del 2% su base settimanale. Non è ancora un’esplosione generalizzata dei noli, ma è un segnale da osservare, soprattutto se la tensione dovesse prolungarsi.
Prezzi pannelli fotovoltaici: entro quando si potrebbero vedere effetti più concreti?
Probabilmente non subito, ma nel giro di settimane o pochi mesi
Qui serve equilibrio.
Se in Europa ci sono ancora moduli già acquistati e presenti nei magazzini, i listini possono reggere ancora per un po’.
Però, se il contesto internazionale dovesse restare instabile, è ragionevole aspettarsi effetti più visibili nel giro di alcune settimane o pochi mesi, cioè quando inizieranno ad arrivare forniture comprate in un quadro logistico ed energetico più costoso. Questa è una lettura prudente della filiera, non una previsione assoluta.
Conviene aspettare o muoversi ora?
Un invito equilibrato, senza allarmismi
Il punto non è dire: “corri subito perché domani i prezzi esplodono”.
Il messaggio più corretto è un altro: se stai già valutando seriamente un impianto fotovoltaico, muoverti ora può avere senso.
Perché potresti ancora intercettare moduli provenienti da stock europei acquistati prima che eventuali rincari energetici e logistici si trasferiscano con più chiarezza lungo la filiera.
In questo senso, valutare oggi un impianto non significa cedere all’allarmismo. Significa semplicemente leggere con lucidità un mercato che, pur restando interessante, dipende ancora in larga parte da una filiera globale molto concentrata.
E quando lo scenario internazionale si fa più fragile, anche il fotovoltaico può risentirne. Per capire meglio il contesto generale, su Mr. Kilowatt abbiamo già approfondito sia il tema delle bollette luce in aumento da aprile 2026, sia quello di cosa cambia nel fotovoltaico nel 2026, sia la guida ai costi attuali di un impianto fotovoltaico.
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